I GIARDINI DI MARZO, Lucio Battisti

L’ultima canzone di questo Laboratorio non c’è neanche da presentarla, tanta è la commovente bellezza che traspare, a più di quarant’anni dall’uscita, da questa canzone dell’immenso Lucio Battisti. A proporla è stato Federico, uno dei nostri validi partecipanti a questo laboratorio, e confesso che vedere un ragazzo di 14 anni che viene da te e ti dice: “Professore, oggi vorrei far ascoltare una canzone io!” e poi ti tira fuori questa roba qua, beh, fa un certo effetto…

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Questa canzone ha un significato profondo e Battisti l’ha cantata molto bene. Parla dell’infanzia di Mogol (l’autore del testo), di quando era bambino e non si poteva permettere molto perché i suoi genitori stavano attraversando un periodo di grande crisi, allora lui restava in un angolo a guardare gli altri bambini felici. Ma poi, proprio nel mese di marzo, quando i fiori sbocciano e gli insetti escono dalle loro tane, lui, ormai grande, vive momenti felici con la sua fidanzata, lasciandosi tutto alle spalle, infatti le sue mani, come dice, non tremano più. Personalmente, in un primo momento ho sentito angoscia, poi nel ritornello ho provato felicità.

RACHELE BONANNO, 3D

 

Questo brano parla di un ragazzo che vive in una famiglia con problemi economici. Si sente diverso e quindi tende a rimanere in disparte. Mi piace molto il ritornello di questa canzone perché gli dà un tocco di allegria in più. Il cantante canta le strofe in maniera malinconica e tremolante e quindi rende molto bene la tristezza del testo. Questo pezzo mi ha fatto riflettere sul fatto che si dovrebbe parlare di più con le persone per capire se c’è qualcosa che le turba.

GIULIA BACCELLO, 1D

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LE TUE PAURE, Mezzala

Mezzala (nickname di un calcio di altri tempi, in cui si fluidificava sulla fascia) è un altro talento che fatica ad emergere, anche se pare che di recente una grande casa discografica l’abbia scritturato come autore per altri cantanti. E ha fatto bene, perché questo è uno che sa scrivere bene e sa arrangiare ancora meglio. Inoltre, per lanciare questo singolo ha prodotto un video che è uno spettacolo a sé riesumando la vecchia pratica del fotoromanzo (ovviamente ignota ai nostri ragazzi) con esiti parodistici alquanto comici.

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Questo brano è molto particolare e anche il video non scherza. Secondo me, e anche secondo i miei compagni, questa canzone potrebbe diventare un pezzo molto conosciuto e amato in radio. Inoltre il video in sé è molto bello e il ritornello ancora di più: il cantante sembra volersi sfogare di tutto quello che ha dentro.

RACHELE BONANNO, 3D

 

Pezzo appassionante: ti dà quel sostegno che ti serve per andare avanti. Lo consiglierei a tutti, e anche il video è fantastico!

MICHELE TAFANI, 1D

 

“Le tue paure” è un pezzo cantato da Mezzala. La melodia è molto bella. Il brano non l’ho capito molto: avrà pure un senso, ma mi sembra una canzone un po’ contorta, intrigata. Mi piace molto anche il video che è strutturato a mo’ di fotoromanzo.

EMMA PONTREMOLI, 1D

 

La canzone “Le tue paure” del cantante Mezzala ha un video particolare che parla di un ragazzo che è fidanzato con una, ma a lei non piace e vuole stare con un altro simile a lei, cioè con i piercing e i tatuaggi. Questo video non mi è piaciuto perché era pieno di scritte e non riuscivo a vedere e a leggere contemporaneamente, però questo brano mi ha messo allegria.

GIOSUE’ MANCINI, 3D

TE LO VOLEVO DIRE, Arisa

Arisa oggi è più conosciuta come svampita giudice di X-Factor, ma è anche una cantante che, restando in ambito pop, qualche bella melodia l’ha azzeccata. Forse poco conosciuta, almeno rispetto agli exploit sanremesi, è questa “Te lo volevo dire”, tratta dal primo album del 2009. Un pezzo particolare per la storia che racconta e per un arrangiamento ben studiato e accattivante. Se i discografici avessero avuto un po’ di buon senso ne avrebbero fatto un singolo spaccaclassifiche (i nostri alunni l’hanno adorata dal primo ascolto), ma tant’è.

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La canzone “Te lo volevo dire” di Arisa è stata fatta nel 2009, ed è una canzone un po’ sentimentale. Parla di due fidanzati che si devono sposare, ma lei trova lui con un’altra donna: si capisce dalla frase “L’ho vista quella lì a casa tua”, e così deve annullare l’appuntamento con la chiesa e il ristorante, ma poi dice che non vale la pena essere arrabbiati.

GIOSUE’ MANCINI, 3D

 

E’ una canzone molto carina, ha un ritmo che quando la senti ti dà un momento di felicità. Anche se prima di ascoltarla in classe non la conoscevo, mi è subito piaciuta. E’ una canzone che mi fa pensare tante cose. Quando sta per finire, quasi nell’ultima parte, quando Arisa canta “Adesso metto via l’artiglieria…” mi piace perché cambia il ritmo, o meglio la canzone rallenta, va piano.

ZIYING XIA, 3D

 

La canzone è stata cantata da Arisa nel 2009 e parla di questa ragazza che si sta per sposare e scopre che il suo futuro marito la tradisce con un’altra donna, allora dice a sua madre di annullare tutto. Anche se lei lo amava da morire, per lei era tutto, lei lascia perdere tutto. E’ una canzone molto orecchiabile, ed è diversa dalle altre canzoni di Arisa che sono più lente e molto più profonde, però anche questa è molto bella, anche per la storia.

EMMA PONTREMOLI, 1D

 

Questa canzone racconta la storia di una donna che ha visto il suo ragazzo tradirla poco prima del loro matrimonio. Inizialmente lei è arrabbiata e avvilita, poi però capisce che non vale la pena disperarsi perché l’altra donna non è meglio di lei e lui non è affatto l’uomo giusto.

GIULIA BACCELLO, 1D

 

Questa canzone è cantata da Arisa e parla di questa donna che pochi giorni prima del matrimonio vede il suo uomo che si bacia con un’altra donna. Lei non accetta il tradimento ed infatti rompe con il suo ragazzo e dice alla madre di togliere tutti gli addobbi e rimandare indietro i regali. Questa canzone è orecchiabile. Se io fossi stata la donna tradita, mi sarei arrabbiata molto con il mio fidanzato e lo avrei picchiato.

GIULIA MARIA NEVE MANCINI, 1D

 

Bella soprattutto la parte che dice di metter via l’artiglieria, ma in generale tutta la canzone è molto orecchiabile e simpatica.

MICHELE TAFANI, 1D

 

Non conoscevo questo pezzo, ma conosco la cantante, Arisa. Penso che la canzone sia orecchiabile e molto ritmata: parla di una donna che ha visto il suo fidanzato con cui doveva sposarsi con un’altra donna a casa sua. All’inizio nel brano si sente molto il banjo.

NARDOS GUJA, 3D

 

“Te lo volevo dire” è un brano di Arisa, pubblicato nel 2009 nell’album “Sincerità”. Racconta la storia di due persone che dovrebbero sposarsi, ma a causa del tradimento dell’uomo viene disdetto tutto. In questo brano è molto presente il banjo, che solitamente non è presente nelle canzoni, specialmente quelle italiane.

ANTONIO GIORGINI, 3D

ANOTHER BRICK IN THE WALL, Pink Floyd

Quando si dice andarsele a cercare. “Another brick in the wall” è uno dei più micidiali atti di accusa al sistema scolastico, sicché farlo ascoltare è scuola è davvero paradossale. Ma tant’è. Abbiamo scelto stavolta di unire le tre parti di questa canzone, che originariamente erano disseminate lungo l’album “The wall” (1979). Ne è venuta fuori una specie di suite rock di 11 minuti a cui ci siamo abbandonati nell’ascolto in cuffia. Mai come in questo caso sono state importanti le traduzioni del testo e anche il video, che in realtà è una parte del film “The wall” di Alan Parker. E’ incredibile come questo pezzo, con tutto quello che si porta dietro, abbia ancora, dopo quasi quarant’anni, sappia ancora arrivare ai ragazzi di oggi.

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La canzone “Another brick in the wall”, dei Pink Floyd parla dell’infanzia del bassista, Roger Waters, il quale odiava la scuola e pensava che gli insegnantti fossero manipolatori degli alunni. La canzone è un po’ drammatica, secondo me, però mi è abbastanza piaciuta.

GIUSUE’ MANCINI, 3D

 

La canzone parla dell’infanzia di Roger Waters, bassista dei Pink Floyd. Il brano è diviso in tre parti doverse, da due “mini” canzoni. La canzone è ben strutturata con parole scelte con cura dall’autore e con una base ben arrangiata, con degli assoli lunghi e molto apprezzati da parte mia. Questo brano ha risvegliato in me una sensazione come se fossi perduto, sottomesso, per poi risorgere e ribellarmi al mio prevaricatore. Il video, tratto da una parte del film “The wall”, rende molto bene il significato della canzone. Nella canzone, durante gli assoli, si possono sentire delle voci e dei rumori dei bambini che gridano e degli insegnanti che li sgridano. Personalmente, la trasmetterei per radio, anche se è un pezzo vecchio e un po’ lunghetto, ma secondo me non passa mai di moda.

ANTONIO GIORGINI, 3D

 

Questa canzone è composta da più parti, e dall’album è stato tratto anche un film. Parla di un ragazzo che ha subito dei traumi, come la morte del padre quando lui era ancora piccolo e della società che lo ha portato a costruirsi un muro intorno.

Dice anche che la scuola rende i bambini tutti uguali e che gli insegnanti smascherano le loro debolezze, però gli insegnanti a casa perdono la loro autorità e vengono maltrattati dalle mogli. Questo brano ha un significato molto profondo e per me incita la società a trattare tutti allo stesso modo e a lasciare libere tutte le personalità.

GIULIA BACCELLO, 1D

 

“The wall” è il disco dei Pink Floyd da cui è stata tratta questa canzone. Mi piace molto e mi piace molto anche il gruppo. Questa canzone parla di un ragazzo che ha vissuto molti traumi, per esempio la morte del padre. C’è una parte del video che mi ha fatto impressione, cioè la parte dei bambini che stanno a scuola: sono tutti uguali e cadono in una macchina che li trasforma in carne macinata.

GIULIA MARIA NEVE MANCINI, 1D

 

E’ stata creata dal bassista dei Pink Floyd di nome Roger Waters e parla della sua infanzia in cui gli è morto suo padre in guerra, copito da un attacco aereo. E’ una canzone molto bella perché dice tutte le cose che succedevano davanti ai suoi occhi, ed erano vere. La canzone è piena di pause e di voci, ma forse è un po’ troppo lunga, ma la melodia è fantastica.

YASSIN SANDLI, 1D

 

Mi sembra di conoscere già questa canzone, però di sicuro conosco il gruppo, i Pink Floyd. Parla di una scuola dove i ragazzi erano obbligati a studiare e dal video si capisce che avevano le facce deformate come “Il grido” di Munch, e mi ricorda anche un video che avevamo visto in classe perché i ragazzi andavano in classe come zombi (Nardos allude a “Metropolis” di Fritz Lang, nota del professore). Poi c’è una parte in cui entrano dentro un tritacarne, e questo vuol far capire che la scuola inglese era severa.

NARDOS GUJA, 3D

 

E’ una canzone dei Pink Floyd del 1979, è divisa in tre parti ed è tratta dall’album “The wall”. Questo brano parla dell’infanzia del bassista del gruppo, Roger Waters, al quale muore il padre da piccolo e per tutta la vita avrà un vuoto nel cuore a cui si aggiunge, ad aggravare il suo stato psicologico, anche la formazione delle scuole inglesi, molto rigide e severe. La parte musicale è molto potente.

FLAVIO MORELLI, 3D

LA LA LA, Renzo Rubino

Renzo Rubino, tra gli artisti emersi negli ultimi 3-4 anni, è uno dei più bizzarri, sia per temi che per stile musicale, che spazia attraverso tempi e generi. Questa “La la la” (che dopo poco ti entra in testa come un chiodo fisso e non ne esce più) è una canzone recentissima che nasce da una piccola genialata che vi spiegheranno i nostri alunni. 

Un consiglio: andate fino alla fine delle recensioni perché vi aspetta una sorpresa…

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Questo brano parla di tutte le cose belle secondo il cantante e le chiama la la la. E’ allegro e movimentato. Fa sentire le emozioni che prova mangiando un gelato, disegnando, pensando liberamente, e tutte queste emozioni le unisce con un la la la. Questa canzone, oltre a farmi sentire allegra, mi ha fatto provare allo stesso tempo nostalgia dell’estate, la voglia di tuffarmi nel mare e dire anche io la la la. Se potessi fare una domanda al cantante, gli domanderei a cosa stesse pensando quando ha scritto la canzone, perché questo brano mi è piaciuto molto.

RACHELE BONANNO, 3D

 

Questa canzone mi piace perché il testo ripete sempre la la la che vuol dire felicità. E’ molto orecchiabile, soprattutto in mezzo. Si sentono bene anche la batteria e il basso. Il video è stato girato in un teatrino per bambini. Non conoscevo questa canzone, né il cantante, però, dopo che l’ho ascoltata, mi è diventata familiare.

NARDOS GUJA, 3D

 

Bella, straordinaria questa “La la la”, e anche il video non è male. Il cantante è bravissimo: uno come lui può avere successo in tutto il mondo. Questo laboratorio è la la la!

MICHELE TAFANI, 1D

 

“La la la” è un brano di Renzo Rubino, pubblicato nell’aprile 2017. Nel brano, il la la la rappresenta le cose divertenti, che fanno essere felici. E’ un pezzo divertente e molto orecchiabile.

FLAVIO MORELLI, 3D

 

“La la la” è una canzone di Renzo Rubino e significa qualcosa che dà piacere (per lui). Non ho precisamente capito tutto il significato, ma c’è una parte che mi ha fatto piacere (“Papa Francesco è la la la/ gli addominali son la la la”) SMILE

YASSIN SANDLI, 1D

 

“La la la” è una canzone di Renzo Rubino. E’ molto allegra/divertente e quando la sento sono spensierata. Nella canzone il la la la si riferisce alle cose belle, che quando le vedi sei felice e ti arriva una gioia dentro. Per me, la la la è il ragazzo che mi piace: quando lo vedo mi manca il respiro e sono felice, soprattutto quando mi batte il cinque… sento proprio una gioia dentro. Oppure è la la la anche la musica e il canto: per me la musica è la cosa più bella che ci sia… spesso mi serve per rilassarmi. Per me una vita senza musica è come un corpo senza anima, vuoto (questa frase, lo ammetto, non è mia…)

GIULIA MARIA NEVE MANCINI, 1D

 

“La la la” è un pezzo di Renzo Rubino ispirato a ciò che piace all’autore che però non trova le parole esatte per spiegarlo e quindi inserisce la la la. Il brano è strutturato con due strofe e poi un ritornello dove l’autore spiega le cose che gli piacciono di più. La canzone ispira, secondo me, una sensazione di felicità e allegria, resa dalla base musicale e dalle parole scelte con cura. Questo brano ha mille significati per ognuno di noi perché sul ritornello possiamo metterci quello che ci piace. La seconda strofa, dopo il primo ritornello, dice che tutto ciò che vediamo non è necessariamente la la la: per esempio, indossare un cappello non fa di te un artista.

ANTONIO GIORGINI, 3D

 

Mi piace questa canzone, può essere qualsiasi cosa, ma io penso che può essere anche nessuna cosa. Il brano è carino, insieme con il ritmo. La canzone è interessante, anche se la prima volta che l’ho ascoltata non l’ho capita molto, ma poi con il testo ho capito e mi è piaciuta.

ZIYING XIA, 3D

 

La sorpresa a cui sia alludeva all’inizio è questa: visto che la canzone era piaciuta ai ragazzi, ci è venuta l’idea di proporgli di buttare su carta le cose che per loro sono la la la. Una volta ricomposte e risistemate in forma (vagamente) metrica, abbiamo così pensato di fare una piccola “estensione” alla canzone di Renzo Rubino, con i nostri la la la. Buon ascolto! 

SCARICA “LE NOSTRE COSE LA LA LA”

 

 

DUE PASSI, Mica Altrove

Michele Marchesani, abruzzese ma ormai, dopo aver girato un po’ qua e là, orvietano da tanti anni, tra le sue tanti doti ha quella di saper scrivere belle canzoni, pezzi di intensa poeticità, intrisi di circolare grazia. Dato che, oltre che un artista, è anche un nostro caro amico, abbiamo deciso di invitarlo a scuola, per parlarci delle canzoni, di come nascono, e del perché a volte si compia il grande passo di passare dal semplice suonare allo scrivere, al tirar fuori qualcosa di sè ed esporlo al giudizio del mondo. Ma ci ha parlato anche dell’importanza dell’ascolto, e di come una canzone, o meglio un disco, a questa età possa davvero aprirti un mondo, dentro e fuori di te.

Michele, armato della sua chitarra, ci ha suonato live una sua canzone (“Rient del mòn / Ridere del mondo”) e ci ha proposto un altro suo pezzo in registrazione casalinga, “Due passi”.

Ascoltatelo, perché merita.

Prima di passare alle recensioni dei nostri allievi, eccovi la registrazione dell’intervento fatto da Michele in aula il 23 maggio. Se volete ascoltarla, cliccate e ascoltate (volendo potete pure scaricare in mp3)

PARTE 1

PARTE 2

“Due passi” è una canzone scritta da Mica Altrove. La base della canzone mi ha colpito e mi è piaciuta molto perché, per essere fatta in casa dall’autore, è veramente riuscita. In particolare mi ha molto colpito il ritornello. La canzone parla di due amici che hanno litigato, ma dopo uno di loro ha pensato di fare pace per poi incontarsi di nuovo.

ANTONIO GIORGINI, 3D

 

Il ritmo della canzone è carino, anzi bello, però all’inizio è troppo lento, e così in mezzo. Così non mi piace molto, non lo so perché, anche se l’ho ascoltata due o tre volte. Il testo invece mi piace, è scritto bene. Penso che se cambiasse il ritmo, la canzone forse migliorerebbe.

ZYING XIA, 3D

PARANOID ANDROID, Radiohead

Questa volta il professore ha osato un po’ troppo, con un gruppo sconosciuto ai giovani d’oggi e forse anche ai loro padri e madri (che invece, in qualche caso, hanno trasmesso alla prole gruppi come Queen e Pink Floyd). E anche la scelta di “Paranoid Android”, tratta dal capolavoro “OK computer” del 1997, è stata alquanto temeraria: è un pezzo strano che vive di diversi movimenti, con un testo allusivo e apocalittico che forse solo il lettore del “Guida galattica per gli autostoppisti” di Douglas Adams può comprendere (e un video che, in tal senso, complica ancor più le cose). Insomma, quanto di più distante dall’esperienza musicale attuale. Ma tant’è: i Radiohead sono dei geni assoluti, gli ultimi forse ad aver davvero detto qualcosa di nuovo e rivoluzionario nella musica rock, sicché non potevano mancare, anche se solo un alunno ha deciso alla fine di occuparsene, bontà sua.

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Questa canzone è molto bella, sia dal punto di vista musicale, sia dal punto di vista ritmico. Mi è piaciuta molto perché è molto divertente anche il video, che è tipico degli anni ’90, anche se non mi è molto piaciuto perché non ha senso, però la canzone è molto bella.

FEDERICO PELLEGRINI, 3D